Naturopatia scientifica, confronto con la naturopatia tradizionale.

La definizione di naturopatia nella quale io mi riconosco, ha basi scientifiche, è di indubbio riferimento biopsicosociale, si occupa della ricerca continua del benessere del corpo-mente-spirito.

Dall’analisi attenta della persona in tutta la sua totalità, quindi sia personale che del contesto nel quale essa vive, il naturopata accompagna il cliente lungo un cammino rivolto alla promozione della salute.

Il ruolo del cliente è sempre attivo ed in ogni momento egli esercita il suo potere di scelta riguardo i consigli offerti. Il delicato iniziale compito del naturopata è quello di capire quali sono le risorse  personali del cliente, renderlo consapevole di atteggiamenti, schemi, credenze e idee che fino ad allora ne hanno condizionato il comportamento, limitando l’espressione della propria personalità.

Dal momento in cui il cliente prende coscienza di ciò, mette in campo le sue personali risorse, è qui che acquista sicurezza in sé, comprende il valore di sé, prende atto della bellezza della propria unicità, capisce di avere la forza per realizzare i propri desideri di autorealizzazione, cerca nuovi spazi e armonia nell’ambiente che lo circonda.

I consigli che dà il naturopata scientifico consistono in sane abitudini quotidiane nel campo dell’alimentazione, dell’attività fisica, dell’ attenzione al corpo,
dell’attività mentale, delle costruttive relazioni interpersonali e della ricerca spirituale;tutti aspetti che sono interamente curati mettendo al centro
le caratteristiche e l’unicità della persona e dell’ambiente in cui vive.

Giungo alla definizione di cui sopra dopo un percorso nel quale ho conosciuto l’estremo opposto cioè la naturopatia tradizionale degli ultimi anni, dove mio malgrado dopo anni prendo atto di ciò:la naturopatia e la medicina alternativa, si comporta come se abbia tutte le verità scritte in libri antichi, solo concetti di cui prendere atto, nessuna ricerca è ammessa, si apprendono tecniche e rimedi antichi che non sono mai riusciti ad avere riconosciuta efficacia e che per questo erano stati abbandonati in passato;la naturopatia dice di porre al centro dell’attenzione l’uomo e non la malattia, ma in realtà si comporta come la medicina tradizionale, dove si dà l’appartenenza a categorie definite e i rimedi sono impersonali; la naturopatia non è una scienza in cui la natura è a portata di  tutta
l’umanità, in realtà visto i costi dei trattamenti e dei rimedi solo chi ha buone possibilità economiche può permettersi di “curarsi”;

La naturopatia tradizionale continua a de responsabilizzare la persona, il cliente dipende dal guaritore, è passivo e spesso è mentalmente debole, confonde spesso naturopatia e pensiero magico o religioso ed il guaritore  asseconda o addirittura incoraggia questa associazione di idee;

la naturopatia parla di squilibri invece che malattie, di cui però solo al guaritore ne è data la comprensione, và da sé che sarà solo il guaritore a capire quando la cura ha avuto buon esito, e spesso le lunghe terapie  vanno a beneficio solo dell’aspetto economico del guaritore, facendo sentire il cliente-paziente effettivamente malato perché sotto “cura” per lungo periodo anche se magari in realtà il suo malessere richiedeva un intervento rapido ed effettivamente efficace, ma sicuramente diverso;

la naturopatia tradizionale non può occuparsi di malati e patologie, è questo il compito della medicina scientifica, il naturopata che non sia anche medico non ha spesso neanche le conoscenze scientifiche per occuparsi di ciò;

la naturopatia propone rimedi e integratori che a detta loro non hanno controindicazioni, ma ciò secondo la logica equivale a dire che non hanno neanche indicazioni, in realtà la libera vendita fa si che chiunque pur non conoscendo le proprietà di una pianta ne usi e abusi sotto forma di tisane, pasticche … continuando a pensare che la risoluzione del proprio malessere debba arrivare solo ed unicamente dall’esterno;

la naturopatia tradizionale ha una risoluzione di casi terapeutici di circa il 30%, la stessa percentuale di risoluzione può essere attribuita all’effetto placebo, al carisma del terapeuta-guaritore, ma per fortuna anche ai naturali processi fisiologici di autoguarigione dell’individuo.

Alla luce della mia esperienza penso che la naturopatia tradizionale non abbia utilità, sia diseducativa per la comunità e rappresenti uno spreco, in termini di tempo, di salute che potrebbe essere in altro modo recuperata, ed economici del cliente.

Gaobi.

Stralcio di esame personalmente sostenuto presso Uni.Psi.Torino, nov. 2013.

 


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