Quanto superfluo c’è nella tua vita? Il tempo, l’energia e lo spazio che potresti ritrovare
Ti sei mai accorto di quanto superfluo ci circonda? Quanti oggetti possediamo, quante cose acquistiamo, quanti impegni riempiono le nostre giornate e quante informazioni attraversano continuamente la nostra mente?
Siamo immersi in una realtà che ci invita continuamente ad aggiungere: avere di più, fare di più, conoscere di più, acquistare, partecipare, rispondere, seguire. Ogni spazio sembra dover essere occupato, ogni momento riempito, ogni desiderio soddisfatto.
Eppure, se ci fermassimo qualche istante a osservare la nostra quotidianità, potremmo accorgerci di quanta parte della nostra vita viene assorbita da ciò che, in fondo, ha un’importanza marginale.
Quanto tempo dedichiamo a occuparci di cose superflue? Quanta energia mentale consumiamo inseguendo pensieri, preoccupazioni e questioni che, a distanza di qualche giorno, perderanno completamente significato?
E soprattutto: quanto spazio rimane per noi?
Il superfluo che occupa il nostro tempo
Pensiamo agli oggetti. Le nostre case si riempiono progressivamente di cose che acquistiamo, conserviamo, sistemiamo, puliamo e organizziamo. Oggetti che richiedono spazio fisico, ma anche attenzione e tempo.
Quante volte compriamo qualcosa perché ci piace, perché è in offerta, perché lo possiede qualcun altro o semplicemente perché ci sembra di averne bisogno? E quante volte, dopo l’entusiasmo iniziale, quell’oggetto finisce dimenticato in un cassetto?
Ogni cosa che possediamo può diventare una piccola responsabilità: dobbiamo prendercene cura, trovare un posto dove conservarla, mantenerla efficiente.
Anche gli impegni possono trasformarsi in una forma di accumulo. Riempiamo l’agenda, passiamo da un’attività all’altra, cerchiamo di essere presenti ovunque e finiamo per dedicare pochissimo tempo a ciò che favorisce davvero il nostro benessere.
Quando è stata l’ultima volta che hai trascorso un’ora senza dover concludere qualcosa? Quanto tempo della tua giornata appartiene realmente a te?
Il superfluo che consuma energia mentale
C’è poi una forma di superfluo ancora più difficile da riconoscere: quella che occupa la mente.
Pensieri ripetitivi, discussioni che continuiamo a ricostruire mentalmente, preoccupazioni per situazioni sulle quali abbiamo poco controllo, confronti continui con gli altri, notizie che scorrono senza sosta.
La mente può diventare un luogo affollato quanto una casa piena di oggetti.
Dedichiamo attenzione a vicende che riguardano persone lontane, a giudizi che arrivano dai social, a informazioni che dimenticheremo rapidamente. Seguiamo discussioni, confrontiamo opinioni, cerchiamo risposte a domande che spesso hanno un’importanza molto limitata nella nostra vita concreta.
Ogni attenzione richiede energia. E quando la nostra disponibilità mentale viene assorbita da una quantità continua di stimoli, rimane meno spazio per ascoltare i nostri bisogni, riconoscere le emozioni e dedicarci alle attività che ci fanno stare bene.
Ti sei mai chiesto quanta energia potresti ritrovare semplicemente scegliendo a cosa concedere la tua attenzione?
Anche le relazioni possono diventare superflue
Il superfluo riguarda anche il modo in cui ci relazioniamo.
Possiamo conoscere moltissime persone, avere centinaia di contatti, ricevere continuamente messaggi e partecipare a numerose conversazioni, vivendo allo stesso tempo relazioni superficiali, prive di un autentico scambio.
Quante relazioni coltiviamo per abitudine, per convenienza, per timore di deludere qualcuno o per il bisogno di sentirci riconosciuti?
Una relazione nutriente lascia qualcosa: uno scambio sincero, una sensazione di vicinanza, la possibilità di esprimersi e di essere accolti. Altre relazioni, invece, possono trasformarsi in un impegno che assorbe tempo ed energie senza offrire un reale arricchimento.
Forse anche in questo ambito vale la pena fermarsi a osservare.
Con chi ti senti davvero libero di essere te stesso? Quali incontri ti lasciano una sensazione di serenità? E quali, invece, ti fanno percepire il peso di un’attenzione continuamente richiesta?
La qualità delle relazioni può avere un valore molto più grande della quantità.
Il superfluo arriva anche a tavola
E poi c’è il cibo. Un ambito nel quale l’abbondanza e la disponibilità continua possono portarci a perdere il contatto con una necessità fondamentale: nutrirci.
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Mangiamo per fame, per abitudine, per noia, per gratificazione, per accompagnare un momento di socialità o semplicemente perché il cibo è disponibile.
A volte continuiamo a mangiare anche quando il corpo ha già ricevuto ciò di cui aveva bisogno. Altre volte scegliamo alimenti che soddisfano un desiderio immediato, lasciando in secondo piano la qualità nutrizionale.
La domanda diventa allora interessante: mangiamo per nutrire il corpo oppure utilizziamo il cibo anche per riempire altri spazi?
Ascoltare la fame, riconoscere la sazietà, scegliere alimenti semplici e nutrienti, rispettare i ritmi del proprio organismo sono gesti che possono riportarci a una relazione più autentica con l’alimentazione.
In questo senso, mi ha colpito il titolo del nuovo libro di Franco Berrino e Daniel Lumera, Solo se ti nutre davvero, pubblicato da Mondadori nell’ottobre 2026.
Gli autori introducono il concetto di junk life, una sorta di vita spazzatura nella quale, proprio come accade con il cibo ultraprocessato, accumuliamo stimoli, informazioni, esperienze e gratificazioni che riempiono le giornate senza soddisfare i nostri bisogni più profondi.
Il libro propone un percorso di quattro settimane che coinvolge alimentazione, movimento, sonno, meditazione, contatto con la natura e rapporto con il digitale.
Mi piace soprattutto il messaggio che possiamo ricavare da questa riflessione: come scegliamo ciò che mettiamo nel piatto, possiamo imparare a scegliere anche ciò che introduciamo nella nostra vita.
Possiamo chiederci se ciò che consumiamo ci nutre davvero, se ci restituisce energia, se arricchisce la nostra esperienza oppure se occupa semplicemente uno spazio.
Alleggerire per ritrovare spazio
Forse il benessere personale passa anche attraverso una forma di sottrazione.
Meno oggetti da gestire, meno impegni superflui, meno informazioni da inseguire, meno pensieri ai quali concedere attenzione. Più tempo per camminare, respirare, preparare un pasto con calma, leggere, stare nella natura, coltivare una relazione autentica o semplicemente rimanere in silenzio.
Alleggerire la quotidianità significa restituire valore alle cose essenziali.
Possiamo iniziare da piccoli gesti: liberare uno spazio della casa, spegnere il telefono durante un momento dedicato a noi, rinunciare a un impegno che abbiamo accettato per abitudine, osservare con calma la fame prima di sederci a tavola.
Ogni scelta può diventare un’occasione per accorgerci di ciò che desideriamo davvero.
E forse, alleggerendo ciò che occupa inutilmente le nostre giornate, scopriamo di avere già a disposizione molte delle risorse che cerchiamo altrove: tempo, energia, attenzione e possibilità di vivere con maggiore pienezza.
Il Sabato dell’Accorgersi: che cosa nutre davvero la tua vita?
Oggi vorrei lasciarti qualche domanda da portare con te durante il fine settimana.
Quanti oggetti possiedi che utilizzi raramente? Quanti impegni potresti alleggerire? Quanto tempo trascorri davanti a uno schermo? Quanta energia dedichi a pensieri che continuano a girare nella tua mente senza portarti verso una soluzione?
E ancora: le tue relazioni ti arricchiscono? Il cibo che scegli risponde alle necessità del tuo corpo? Le attività che riempiono le tue giornate hanno davvero un significato per te?
Prova a osservare la tua giornata come se la guardassi dall’esterno. Osserva ciò che fai, ciò che acquisti, ciò che mangi, ciò a cui pensi e le persone alle quali dedichi il tuo tempo.
Se potessi togliere dalla tua vita tutto ciò che è superfluo, quanto spazio ritroveresti per ciò che ami davvero?
Forse il benessere comincia anche da qui: accorgersi che abbiamo bisogno di meno cose da inseguire e di più spazio per vivere.
gaobi
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