Ho’oponopono: mi dispiace, per favore, perdonami

E se, invece di cercare continuamente fuori di noi le risposte, imparassimo a tornare dentro?

Ci sono momenti nella vita in cui sentiamo di dover capire qualcosa, trovare una spiegazione, incontrare qualcuno che ci indichi la strada. Cerchiamo libri, insegnanti, guru, metodi, nuove pratiche. Pensiamo che ci sia ancora qualcosa da imparare prima di poter stare bene, prima di poterci sentire in pace.

Ho’oponopono propone un movimento completamente diverso: tornare a ciò che è essenziale.

Secondo questa pratica, ciò che ci viene chiesto è molto semplice: prenderci buona cura di noi stessi e riconoscere ciò che dentro di noi ha bisogno di essere ripulito, lasciato andare, riportato alla luce.

E tutto può iniziare da due parole:

Mi dispiace.

Mi dispiace: il primo passo verso di sé

Dire mi dispiace può sembrare semplice, ma dentro queste parole può esserci un gesto profondo.

Non significa necessariamente attribuirsi una colpa. Significa fermarsi e riconoscere che qualcosa sta accadendo dentro di noi.

Un’emozione che ritorna.
Un pensiero che ci tormenta.
Una relazione che continua a farci soffrire.
Una situazione che sembra ripetersi.
Una memoria che ancora ci accompagna.

Mi dispiace diventa allora un modo per rivolgersi alla parte più profonda di noi e dire: vedo ciò che sta accadendo e mi prendo cura di te.

È un gesto di responsabilità.

Non la responsabilità intesa come colpa, ma come possibilità di occuparci di ciò che possiamo realmente incontrare: noi stessi.

La certezza di poter comunicare con il Divino

Uno degli aspetti più affascinanti dell’Ho’oponopono è la possibilità di riscoprire un rapporto diretto con il Divino.

Non serve necessariamente un intermediario.

Non serve che qualcuno ci dica esattamente cosa dobbiamo sentire, pensare o diventare.

Possiamo fermarci.

Respirare.

Ascoltare.

E rivolgerci direttamente a quella dimensione divina nella quale sentiamo di essere immersi.

È qui che può nascere una certezza diversa: non siamo separati da ciò che consideriamo Dio, la Fonte, l’Energia Divina o il Divino.

Possiamo comunicare.

Possiamo affidare.

Possiamo chiedere.

Possiamo lasciare andare.

E forse proprio questa percezione cambia il modo in cui guardiamo alla ricerca spirituale.

Non ho bisogno di un guru per tornare a me

Per molto tempo possiamo pensare di avere bisogno di qualcuno che ci mostri la strada.

Un maestro più avanti di noi.
Una persona che conosce ciò che noi ancora non conosciamo.
Qualcuno che possieda la risposta che stiamo cercando.

Poi può arrivare un momento in cui ci accorgiamo di qualcosa di molto semplice: la strada verso il Divino non è necessariamente fuori di noi.

Possiamo imparare dagli altri, incontrare maestri, leggere testi, ascoltare insegnamenti. Tutto questo può arricchire il nostro cammino.

Ma non dobbiamo trasformare la ricerca in una continua caccia a qualcosa che ci manca.

Forse non abbiamo bisogno di aggiungere continuamente.

Forse abbiamo bisogno di pulire.

Di lasciare andare ciò che abbiamo accumulato.

Di cancellare vecchie memorie, convinzioni, paure e schemi che continuano a occupare spazio dentro di noi.

Come quando puliamo una finestra: la luce non deve essere creata. Era già lì. Dovevamo soltanto permetterle di entrare.

Pulire e cancellare

Nella pratica dell’Ho’oponopono, il termine pulire assume un significato particolare.

Pulire significa rivolgere l’attenzione verso ciò che dentro di noi continua a essere presente e affidarlo al processo di trasformazione.

Non dobbiamo necessariamente capire tutto.

Non dobbiamo ricostruire ogni episodio del passato.

Non dobbiamo trovare una spiegazione per ogni emozione.

Possiamo semplicemente riconoscere:

Mi dispiace.
Per favore.
Perdonami.
Grazie.
Ti amo.

Queste parole possono diventare un piccolo rituale quotidiano, un modo per fermarsi e riportare l’attenzione al proprio mondo interiore.

La parte più importante, però, è forse quella che viene dopo: lasciare andare.

“Mi prendo tutte le responsabilità”

Questa frase può essere potente.

Mi prendo tutte le responsabilità.

Significa smettere di cercare continuamente fuori di noi ciò che dobbiamo sistemare dentro.

Significa riconoscere la nostra parte.

Non possiamo controllare le azioni degli altri. Non possiamo decidere come una persona reagirà. Non possiamo cambiare ciò che è già accaduto.

Possiamo però prenderci cura del modo in cui ciò che viviamo continua a muoversi dentro di noi.

E allora possiamo dire:

Mi dispiace.

Per ciò che dentro di me ha bisogno di essere visto.

Per favore.

Come una richiesta rivolta al Divino.

Perdonami.

Come un atto di apertura.

Mi prendo la responsabilità.

Per tutto ciò che appartiene al mio mondo interiore.

E poi possiamo smettere di trattenere.

Dopo aver pulito, lascio tutto nelle mani dell’Energia Divina

Forse questa è la parte più difficile.

Siamo abituati a voler controllare il risultato.

Facciamo qualcosa e vogliamo sapere immediatamente cosa succederà.

Puliamo e vogliamo sapere che cosa è stato cancellato.

Chiediamo e vogliamo sapere quando arriverà la risposta.

L’Ho’oponopono può diventare invece un esercizio di affidamento.

Faccio la mia parte e poi lascio andare.

Mi prendo cura di me.

Riconosco ciò che emerge.

Dico mi dispiace.

Chiedo per favore.

Dico perdonami.

Pulisco.

E poi lascio tutto nelle mani dell’Energia Divina.

Non devo sapere esattamente come avverrà il cambiamento.

Non devo controllare il percorso.

Posso semplicemente affidarmi.

E se fosse già tutto qui?

Forse la domanda più interessante non è “Che cosa devo ancora imparare?”

Potrebbe essere:

“Che cosa posso lasciare andare?”

Quante volte pensiamo di avere bisogno di una nuova risposta quando, in realtà, abbiamo bisogno di fare spazio?

Quante volte cerchiamo qualcuno che ci mostri la strada mentre dentro di noi esiste già un luogo capace di ascoltare?

Forse il cammino spirituale può essere anche questo: meno aggiungere e più pulire.

Meno cercare fuori e più tornare dentro.

Meno bisogno di sapere e più disponibilità ad affidarsi.

E forse, in quel silenzio, possiamo semplicemente pronunciare:

Mi dispiace.
Per favore.
Perdonami.
Grazie.
Ti amo.

Poi respirare.

E lasciare che il Divino faccia il resto.

gaobi

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