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Il Sabato dell’Accorgersi

Accorgersi: vedere ciò che c’è con occhi nuovi

Ci sono cose che esistono da sempre, eppure un giorno le vediamo per la prima volta. Una foglia, un gesto, uno sguardo, una parte di noi che era rimasta in silenzio. Che cosa è cambiato? Forse nulla, eppure qualcosa si è aperto dentro di noi.

Quante volte abbiamo percorso la stessa strada senza notare un albero, per poi fermarci un giorno ad ammirarne la chioma, la forma dei rami, la luce che attraversa le foglie? L’albero era sempre stato lì. È cambiato il nostro modo di guardarlo.

Vorrei partire proprio da questa esperienza per esplorare una parola che sento profondamente vicina al percorso di Infinito Benessere: accorgersi.

Che cosa significa davvero accorgersi?

Nel linguaggio italiano, accorgersi significa rendersi conto di qualcosa, notare un particolare, riconoscere una situazione che prima ci era sfuggita. È una parola vicina a notare, osservare, intuire, avvedersi, ma ognuno di questi termini porta con sé una sfumatura diversa.

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Notare può significare rilevare un dettaglio; osservare implica spesso soffermarsi; intuire suggerisce di cogliere qualcosa senza averne ancora una spiegazione precisa. Accorgersi, invece, può comprendere tutto questo e aggiungere un momento particolare: quello in cui qualcosa diventa presente alla nostra attenzione.

Possiamo guardare un prato senza vedere le margherite che lo punteggiano. Possiamo ascoltare il vento senza distinguere il suono che produce attraversando un pino. Possiamo persino ascoltare una persona senza cogliere la stanchezza nascosta nella sua voce.

Accorgersi significa portare in primo piano qualcosa che, pur essendo già presente, non avevamo ancora davvero visto.

Non è necessario che la realtà cambi, basta che cambi il nostro sguardo.

Accorgersi secondo Igor Sibaldi: riscoprire la capacità di scoprire

Nel pensiero di Igor Sibaldi troviamo una riflessione che si avvicina a questo tema. In un suo testo dedicato alla scoperta, l’autore collega l’accorgersi alla possibilità di esplorare ciò che ci circonda senza rimanere prigionieri delle idee che abbiamo già acquisito.

Spesso crediamo di conoscere la realtà, ma il nostro sguardo è influenzato dalle abitudini, dalle convinzioni e dalle aspettative. Vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere e rischiamo di trascurare tutto quello che non rientra nelle nostre categorie.

Se pensiamo che un albero sia soltanto un albero, possiamo attraversare un bosco senza notare le differenze tra le cortecce, la direzione dei rami o il modo in cui la luce raggiunge il terreno. Se crediamo di conoscere già una persona, potremmo smettere di essere curiosi nei suoi confronti. Se ci siamo convinti di non essere capaci di fare qualcosa, potremmo ignorare le occasioni che dimostrano il contrario.

Accorgersi diventa allora un invito ad allargare lo sguardo, a mettere in discussione ciò che consideriamo ovvio e a lasciare spazio a possibilità che prima non riuscivamo a immaginare.

Non significa inventare una realtà diversa, ma osservare prima di concludere, incontrare prima di classificare, domandare prima di credere di sapere.

Forse accorgersi significa proprio tornare a essere esploratori di ciò che credevamo di conoscere.

La natura ci insegna a vedere ciò che è già presente

Pensiamo a un seme. Per giorni la terra sembra immobile, poi una piccola punta verde attraversa il terreno. Diciamo che la pianta sta nascendo, ma il processo era cominciato molto prima che potessimo vederlo. Sotto la superficie, qualcosa si stava già preparando.

Anche nella nostra vita accade qualcosa di simile. Un cambiamento interiore può iniziare molto prima che troviamo le parole per descriverlo. Una domanda ritorna, una vecchia certezza perde forza, un desiderio che avevamo messo da parte ricomincia a farsi sentire. Poi, un giorno, ce ne accorgiamo. Ciò che sembrava improvviso rivela una storia più lunga.

Pensiamo anche al mare. Dalla riva vediamo la superficie e possiamo credere di conoscerlo. Ma basta cambiare prospettiva, osservare il movimento delle maree o immergere lo sguardo nell’acqua per incontrare una realtà più ampia. Il mare non è diventato più profondo: siamo noi ad averne scoperto un’altra dimensione.

E poi ci sono le foglie d’autunno. Un mattino, la luce attraversa la chioma di un albero e ci accorgiamo di sfumature dorate, rosse e ramate che sembrano accese dall’interno. Quei colori non sono comparsi all’improvviso: sono il risultato di trasformazioni avvenute nel tempo. Eppure, per noi, la scoperta comincia in quell’istante.

La natura continua a crescere, trasformarsi, perdere e rinnovare. Non ha bisogno di richiamare continuamente la nostra attenzione. Siamo noi che possiamo imparare a guardarla con occhi meno distratti.

Accorgersi di sé: quando un dettaglio cambia tutto

Accorgersi non riguarda soltanto ciò che vediamo fuori. Le scoperte più significative possono avvenire anche quando cominciamo a osservare ciò che accade dentro di noi.

Possiamo accorgerci che una conversazione ci lascia sempre inquieti, che diciamo sì quando vorremmo dire no, oppure che rimandiamo una scelta per paura di deludere qualcuno. Possiamo riconoscere la stanchezza che abbiamo ignorato per settimane o scoprire che una passeggiata tra gli alberi ci restituisce una serenità che non riuscivamo a ritrovare altrove.

Sono dettagli, almeno all’inizio. Ma un dettaglio osservato con attenzione può diventare una domanda importante.

Se mi accorgo di essere stanca, posso chiedermi che cosa mi stia sottraendo energia. Se riconosco un’abitudine che si ripete, posso domandarmi quale funzione abbia nella mia vita. Se scopro che qualcosa mi fa stare bene, posso scegliere di dedicargli più spazio.

Il valore dell’accorgersi sta anche in questo: non impone una risposta immediata, ma apre la possibilità di comprendere meglio ciò che viviamo.

Quando guardare diventa vedere

Un sentiero nel bosco può essere soltanto la strada che ci porta a destinazione. Ma può diventare anche il luogo in cui notiamo una radice che affiora dal terreno, il disegno della luce tra i rami, il profumo della terra dopo la pioggia.

Il sentiero è lo stesso, ma la nostra esperienza si arricchisce.

Forse non occorre aggiungere sempre qualcosa alla nostra vita. A volte possiamo cominciare osservando meglio ciò che è già presente: le persone che ci accompagnano, i luoghi che attraversiamo, le sensazioni che lasciamo passare inosservate, le possibilità che le nostre convinzioni ci impediscono di riconoscere.

Accorgersi è un’esperienza che può rinnovarsi ogni giorno. Non richiede grandi eventi, ma uno sguardo disposto a incontrare ciò che ha davanti senza dare tutto per scontato.

E allora mi domando: quante cose sono già presenti nella nostra vita, in attesa che troviamo il modo di vederle davvero? Quale sfumatura potrebbe emergere se guardassimo una persona cara senza affidarci soltanto all’immagine che ne abbiamo costruito? Che cosa potremmo scoprire di noi se ascoltassimo con maggiore attenzione i segnali del corpo e i nostri desideri?

Forse la scoperta più grande non consiste sempre nel trovare qualcosa di nuovo, ma nel riconoscere qualcosa che era già lì e che, finalmente, riusciamo a vedere.

gaobi

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