Wewuliyah, Angelo della Salita: significato e insegnamenti | Igor Sibaldi

Angelologia secondo Igor Sibaldi: dal 23 al 28 ottobre

Un limite dopo l’altro, io salgo.

Ci sono persone che sembrano incapaci di fermarsi. Raggiungono una meta e, quasi immediatamente, ne intravedono un’altra. Superano un ostacolo, imparano qualcosa di nuovo e sentono che esiste ancora una possibilità da esplorare. Per loro, la vita è una continua salita, un percorso nel quale ogni traguardo diventa il punto di partenza per una nuova conquista.

Nell’interpretazione dell’angelologia secondo Igor Sibaldi, Wewuliyah, il quarantatreesimo dei 72 Angeli, appartiene a questa dinamica: quella della Salita. Il suo messaggio invita a interrogarsi sul rapporto con i limiti, sulle regole che accettiamo senza metterle in discussione e sulle occasioni che possono nascere proprio dagli ostacoli.

Per chi nasce tra il 23 e il 28 ottobre, Wewuliyah rappresenta simbolicamente la spinta a oltrepassare ciò che sembra già stabilito, cercando nuove possibilità di espressione e di realizzazione.

La doppia W: il nodo e la possibilità di scioglierlo

Nella lettura simbolica proposta da Sibaldi, la lettera W viene ricondotta alla lettera ebraica Waw, associata al numero sei e all’immagine del gancio. La ripetizione della lettera richiama due ganci, due punti di presa attraverso i quali afferrare ciò che si presenta lungo il cammino.

Il numero sei evoca inoltre, nel linguaggio simbolico di questa tradizione, il celebre numero della Bestia dell’Apocalisse. Un riferimento che può essere letto come un invito a osservare ciò che ci trattiene, ci condiziona o ci spinge a ripetere schemi ormai diventati stretti.

Il nodo è un’immagine particolarmente significativa. Un nodo può stringere, trattenere, rendere difficile il movimento. Ma quando diventa visibile, qualcosa cambia: possiamo finalmente riconoscerlo e scegliere che cosa farne. Possiamo tirare ancora, rischiando di stringerlo maggiormente, oppure cercare il punto dal quale cominciare a scioglierlo.

È qui che si manifesta il significato più interessante di Wewuliyah: accorgersi del nodo per trasformarlo in un punto di passaggio. Un limite riconosciuto può diventare un’occasione di crescita; una difficoltà compresa può mostrare una strada che prima non riuscivamo a vedere.

Il desiderio di salire oltre i limiti

Le persone associate simbolicamente a Wewuliyah sono spesso descritte come ambiziose, intuitive, capaci di individuare possibilità che altri trascurano. Hanno un carattere operativo, una naturale inclinazione all’azione e una spinta a migliorare ciò che le circonda. Non amano sentirsi imprigionate in regole prive di significato e possono mostrare una notevole capacità di affrontare situazioni complesse.

La loro intuizione può aiutarle a comprendere rapidamente i rapporti di forza, a prevedere gli sviluppi di una situazione e a riconoscere il momento opportuno per agire. Sono persone che possono mettere in discussione ciò che sembra intoccabile, sperimentare strade nuove e trasformare un’intuizione in un progetto concreto.

Questa energia, tuttavia, porta con sé una contraddizione. La stessa forza che permette di superare un limite può trasformarsi nell’incapacità di riconoscere quando è il momento di fermarsi. La ricerca di una nuova vetta può diventare una corsa senza tregua, nella quale ogni risultato perde rapidamente valore perché l’attenzione è già rivolta alla conquista successiva.

Anche il rapporto con gli altri può risentirne. L’impulsività, la suscettibilità e un atteggiamento autoritario possono emergere quando qualcuno ostacola il percorso o mette in discussione una decisione. La volontà di riuscire può diventare pretesa, l’intraprendenza può trasformarsi in arroganza e il desiderio di superare gli ostacoli può spingere a considerare gli altri come avversari.

Il nodo, allora, non si trova soltanto nelle circostanze esterne. A volte è proprio il modo in cui inseguiamo il successo a limitarci.

Picasso, Paganini ed Erasmo: il coraggio di mettere in discussione ciò che è stato insegnato

La storia offre figure che, in modi differenti, hanno incarnato la spinta a superare i confini del proprio tempo.

A Pablo Picasso viene attribuita una frase che esprime efficacemente il rapporto tra apprendimento e libertà creativa: «Mi ci sono voluti vent’anni per dimenticare tutto quello che mi avevano insegnato e cominciare a dipingere sul serio».

Al di là della formulazione e della sua precisa attribuzione, l’idea è potente. Imparare richiede disciplina, ma arriva un momento in cui le conoscenze acquisite devono lasciare spazio a uno sguardo personale. Non si tratta di cancellare ciò che si è appreso, bensì di smettere di considerarlo l’unico modo possibile di guardare il mondo. Picasso ha rivoluzionato il linguaggio artistico proprio attraverso la ricerca di prospettive differenti, mettendo in discussione le convenzioni della rappresentazione.

Anche Niccolò Paganini sfidò i limiti del suo tempo. Con il suo virtuosismo violinistico portò la tecnica esecutiva verso possibilità che apparivano straordinarie, suscitando ammirazione e stupore. Nella sua figura si incontrano preparazione rigorosa, intuizione e volontà di esplorare ciò che sembrava impossibile. La sfida non riguardava soltanto la difficoltà musicale: riguardava anche il confine tra ciò che si riteneva eseguibile e ciò che poteva ancora essere scoperto.

Erasmo da Rotterdam, dal canto suo, mise al centro della propria opera la libertà del pensiero e la critica dei vizi, delle superstizioni e delle rigidità religiose del suo tempo. Con l’ironia e l’argomentazione cercò di smascherare le contraddizioni di chi difendeva le forme esteriori della fede dimenticandone il significato umano e spirituale.

Artista, musicista e pensatore: tre percorsi diversi, accomunati dalla capacità di interrogare le regole esistenti. Non ogni limite deve essere abbattuto, ma ogni limite può essere esaminato. A volte è proprio la domanda che nessuno osa formulare ad aprire una strada nuova.

L’ambizione, il potere e il bisogno di essere utili

L’energia attribuita a Wewuliyah può manifestarsi anche nel mondo dell’impresa, dove intuizione, determinazione e capacità strategica diventano strumenti per realizzare progetti complessi. È l’immagine di chi sa individuare le opportunità, organizzare le risorse e affrontare una concorrenza difficile, cercando continuamente nuovi margini di sviluppo.

Bill Gates, figura centrale nella storia dell’informatica personale e della diffusione del software, rappresenta un esempio della capacità di trasformare una visione tecnologica in un progetto imprenditoriale di enorme portata. Il suo percorso mostra quanto la combinazione di competenza, strategia e capacità di cogliere i cambiamenti possa modificare un intero settore.

Nella lettura simbolica di Wewuliyah, tuttavia, il successo acquista un significato più profondo quando viene messo al servizio di qualcosa che supera l’interesse personale. Queste persone possono avere un sincero bisogno di sentirsi utili, di contribuire, di offrire ciò che sanno fare. La generosità può essere intensa e concreta: si manifesta nel desiderio di risolvere problemi, sostenere gli altri e costruire qualcosa che abbia un valore anche per la collettività.

È proprio qui che si trova una delle sfide più importanti di questo Angelo. Come distinguere il desiderio di realizzare qualcosa di grande dal bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore? Come utilizzare il potere senza esserne utilizzati?

Quando l’ambizione perde il contatto con il suo significato originario, può trasformarsi in competizione permanente. Il successo degli altri viene vissuto come una minaccia, il dissenso diventa un affronto e la necessità di prevalere può prendere il posto della collaborazione. La generosità rischia allora di diventare uno strumento per ottenere riconoscimento, mentre il desiderio di essere indispensabili può rendere difficile accettare che gli altri abbiano una propria autonomia.

La salita più impegnativa non è necessariamente quella che conduce a una posizione più elevata. Può essere quella che permette di esercitare la propria forza senza dover dominare.

Il fallimento: il nodo che può diventare una prigione

Per chi è abituato a superare ostacoli e a raggiungere obiettivi, il fallimento può avere un peso particolare. Non rappresenta soltanto un risultato insoddisfacente, ma può mettere in discussione l’immagine che la persona ha costruito di sé.

Quando il valore personale viene legato alla capacità di riuscire, ogni errore rischia di diventare una condanna. La mente torna continuamente a ciò che sarebbe potuto accadere, cerca spiegazioni, individua responsabilità e immagina come recuperare il terreno perduto. Il passato continua così a occupare il presente, mentre la prossima conquista diventa una promessa di riscatto.

È una dinamica che può consumare molte energie. La persona che all’esterno appare sicura e determinata può nascondere un’inquietudine profonda, una difficoltà ad accettare la propria vulnerabilità e una paura di perdere ciò che ha conquistato.

Eppure, proprio il fallimento può mostrare un nodo rimasto invisibile fino a quel momento. Può rivelare che un obiettivo non apparteneva davvero ai nostri desideri, che una strategia non era più adatta oppure che stiamo cercando di ottenere dagli altri una conferma che non riusciamo a concederci.

Accorgersi di questo non significa rinunciare alla salita. Significa comprenderne la direzione.

Un limite può essere un ostacolo da superare, ma può anche essere un’informazione preziosa. A volte ci indica che occorre cambiare strada; altre volte ci invita a rivedere il modo in cui stiamo procedendo. E in certe occasioni ci permette di riconoscere che la vetta raggiunta è già significativa, anche se non coincide con quella immaginata.

Wewuliyah e la libertà di sciogliere i nodi

La spinta a salire diventa una risorsa quando è accompagnata dalla capacità di osservare se stessi. La determinazione permette di agire, l’intuizione aiuta a individuare nuove possibilità, ma è la capacità di riconoscere i propri meccanismi a rendere possibile una trasformazione più profonda.

Nella prospettiva dell’angelologia secondo Igor Sibaldi, Wewuliyah invita simbolicamente a cercare le cause giuste per cui vale la pena impegnarsi, distinguendo la crescita autentica dalla semplice conquista. Non ogni battaglia merita di essere combattuta e non ogni avversario deve essere sconfitto. Talvolta, la libertà nasce proprio dal riconoscere un conflitto al quale non siamo più obbligati a partecipare.

Il gancio può servire per aggrapparsi a un’occasione, ma anche per restare legati a una convinzione, a un risentimento o a un’immagine di noi stessi che non corrisponde più a ciò che siamo diventati. La stessa forza che ci permette di avanzare può trattenerci quando continuiamo a stringere ciò che sarebbe necessario lasciare andare.

Forse il vero significato della salita è proprio questo: non procedere sempre più in alto per dimostrare di essere capaci, ma diventare capaci di scegliere dove dirigere la propria energia.

L’Accorgersi: quale nodo sei pronto a sciogliere?

Un limite dopo l’altro, io salgo. Ma verso quale direzione?

Questa domanda apre uno spazio di osservazione. Possiamo accorgerci di quante volte cerchiamo di superare un ostacolo per il piacere della scoperta e di quante altre, invece, lo facciamo per paura di sentirci sconfitti. Possiamo riconoscere quando la nostra ambizione ci rende creativi e generosi e quando, al contrario, ci spinge a irrigidirci, a pretendere o a misurare il nostro valore attraverso i risultati.

Per chi si riconosce nell’energia simbolica di Wewuliyah, la salita può diventare un percorso di libertà: ogni ostacolo offre la possibilità di conoscere qualcosa di sé, ogni nodo visibile permette di scegliere se mantenerlo o scioglierlo.

Qual è il limite che desideri superare e quale, invece, continua a trattenerti proprio perché non hai ancora riconosciuto il nodo che lo tiene stretto?

Forse la prossima conquista comincia da qui: non dalla forza con cui tiriamo, ma dalla lucidità con cui osserviamo ciò che ci lega.

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