| 

Arteterapia: quando l’arte diventa una forma di cura e creatività

Quando pensiamo all’arte, spesso immaginiamo un museo, una galleria, un quadro, una scultura, un concerto. Pensiamo all’artista come a una persona dotata di un talento particolare, capace di creare qualcosa che noi possiamo osservare e ammirare. Eppure l’arte può entrare nella nostra vita in una forma molto più semplice e quotidiana. Può diventare un modo di guardare, di ascoltare, di sentire, di ricordare e soprattutto di creare.

Forse dentro ognuno di noi esiste ancora quella parte che ama costruire, trasformare, aggiustare, inventare. Potremmo chiamarla l’artigiano che vive in noi. Da bambini trasformavamo una scatola in una casa, qualche pezzo di stoffa in un vestito, dei sassi in un piccolo mondo. Creavamo senza domandarci se quello che stavamo facendo fosse bello, perfetto o degno di essere mostrato.

Poi cresciamo. Ci abituiamo agli oggetti già pronti, alla velocità, alla possibilità di comprare e sostituire. Le nostre mani possono trascorrere ore sulla tastiera di un computer o sullo schermo di uno smartphone e sempre meno tempo a contatto con materiali da esplorare e trasformare.

E allora possiamo porci una domanda:

Che cosa accade quando torniamo a creare con le nostre mani?

Il cervello davanti alla bellezza

Il neurologo Pierre Lemarquis ha dedicato parte del suo lavoro al rapporto tra arte, cervello e bellezza, mostrando quanto l’esperienza artistica possa coinvolgere il nostro sistema nervoso. Quando osserviamo un’opera, non stiamo semplicemente registrando colori e forme. Entrano in gioco attenzione, percezione, memoria, emozioni e immaginazione. Un’immagine può richiamare un ricordo, una musica può riportare alla mente una persona o un periodo della nostra vita, un colore può suscitare una sensazione prima ancora che riusciamo a trovare le parole per descriverla.

È interessante pensare che davanti alla stessa opera due persone possano provare sensazioni completamente diverse. L’opera è la stessa, ma l’esperienza cambia perché ciascuno porta con sé la propria storia, la propria sensibilità e il proprio mondo interiore.

La bellezza può quindi diventare un’esperienza personale. Può catturare la nostra attenzione, modificare per qualche momento il nostro stato interiore e portarci verso qualcosa che prima non avevamo visto.

Ti è mai capitato di entrare in un luogo e sentirti immediatamente diverso per la luce, i colori o l’atmosfera? Oppure di ascoltare una musica e sentire riaffiorare un ricordo che credevi lontano?

Forse è proprio qui che possiamo cominciare ad accorgerci di ciò che l’arte muove dentro di noi.

Fermarsi a guardare

Possiamo fare un piccolo esperimento. Entriamo in un museo, scegliamo un’opera che ci colpisce e rimaniamo davanti a essa per qualche minuto. Guardiamo i colori, le forme, la luce, i particolari. Lasciamo che l’occhio percorra l’immagine senza fretta.

Poi possiamo chiederci:

Che cosa sta comunicando a me questa opera?

La domanda sposta l’attenzione dall’opera alla relazione che si crea tra noi e ciò che stiamo osservando. Non stiamo soltanto guardando un quadro. Stiamo osservando ciò che quel quadro suscita dentro di noi.

E l’arte può essere incontrata ovunque. Una strada può trasformarsi in un museo a cielo aperto, un muro può diventare una tela, una frase comparsa su una parete può fermare il nostro sguardo. Penso anche agli artisti capaci di raccogliere parole incontrate per strada e trasformarle in musica: qualcosa nato quasi per caso può diventare materia creativa.

Forse l’arte comincia proprio quando qualcosa riesce a catturare il nostro sguardo e ci invita a fermarci.

Ma possiamo fare un passo ulteriore.

Possiamo passare dall’osservare al creare.

Dalla contemplazione alla creazione

Creare significa dare una forma a qualcosa che prima esisteva soltanto come possibilità. Può essere un disegno, un dipinto, una fotografia, una melodia, ma anche un abito cucito, una scatola decorata, un vecchio mobile trasformato, un tessuto ricamato o un oggetto costruito utilizzando materiali recuperati.

L'Arte come Terapia
€ 40,00

Ed è qui che l’artigianato incontra l’arte.

Cucire, ricamare, lavorare la carta, dipingere, decorare, modellare, fare decoupage, recuperare un mobile, trasformare un tessuto: sono attività che coinvolgono molto più delle nostre mani. Mentre lavoriamo dobbiamo scegliere, osservare, coordinare i movimenti, immaginare il risultato e modificare ciò che stiamo facendo.

Poi c’è la materia.

Il tessuto cade in un certo modo. Il colore si mescola. Il legno presenta una venatura. La carta si piega. Il filo prende una direzione diversa da quella immaginata.

La materia ci risponde.

E noi impariamo ad ascoltarla.

Questo rende il processo creativo particolarmente interessante: un’idea entra in relazione con la realtà e, attraverso le mani, comincia a trasformarsi.

La creatività comincia da una domanda

Prendiamo un vecchio oggetto che abbiamo smesso di utilizzare. Potremmo considerarlo semplicemente qualcosa da eliminare. Oppure possiamo guardarlo per qualche momento e domandarci:

Che cosa potrebbe diventare?

La domanda cambia lo sguardo.

Una vecchia camicia può diventare una borsa. Un barattolo può trasformarsi in un contenitore decorativo. Un pezzo di stoffa può diventare una tovaglietta, una fascia o una decorazione. Una scatola può diventare un piccolo scrigno. Un mobile può ricevere un nuovo colore e una nuova funzione.

Non abbiamo semplicemente creato un nuovo oggetto. Abbiamo modificato il significato di qualcosa che già esisteva.

Ed è questo uno degli aspetti della creatività che trovo più affascinanti: riuscire a vedere possibilità dove prima vedevamo soltanto una forma già definita.

Il riutilizzo creativo porta questo processo ancora più vicino alla nostra quotidianità. Prima di acquistare qualcosa di nuovo possiamo guardare ciò che già possediamo e immaginare che cosa potrebbe diventare.

La creatività, in questo senso, può trasformare anche il nostro rapporto con le cose.

Risvegliare l’artigiano che vive in noi

Forse abbiamo bisogno di recuperare quella parte di noi che ama fare le cose con le proprie mani.

L’artigiano non è necessariamente colui che realizza oggetti perfetti. È colui che osserva la materia, prova, modifica, sperimenta e ricomincia. È una persona che accetta di entrare nel processo senza sapere esattamente dove la porterà.

Questa dimensione ci permette anche di incontrare l’imperfezione.

Un punto di cucito può essere storto. Un colore può risultare diverso da quello immaginato. Una decorazione può prendere una direzione inattesa.

E allora possiamo scegliere: correggere, lasciare così, cambiare idea, aggiungere qualcosa.

Il processo creativo ci mette continuamente davanti a piccole decisioni. E ogni decisione ci riporta nel presente.

Per questo creare può diventare anche un modo per rallentare. Le mani seguono un gesto, gli occhi osservano, la mente accompagna. Per qualche tempo siamo completamente coinvolti in ciò che stiamo facendo.

Non stiamo soltanto producendo un oggetto. Stiamo facendo esperienza di noi mentre lo creiamo.

Creare con ciò che abbiamo

C’è un aspetto dell’arte che trovo particolarmente bello: per iniziare a creare non servono grandi attrezzature.

Possiamo partire da ciò che abbiamo in casa.

Un ago e del filo. Un pennello. Qualche colore. Carta, colla e forbici. Una vecchia stoffa. Una scatola. Un mobile da recuperare. Materiali raccolti durante una passeggiata. Oggetti che avevamo pensato di eliminare.

Non è necessario acquistare un laboratorio creativo per dare spazio alla creatività.

Possiamo cominciare con pochissimo.

E questo rende l’arte ancora più democratica: non appartiene soltanto a chi frequenta accademie, possiede strumenti professionali o ha la possibilità di spendere molto.

L’arte può cominciare sul tavolo della nostra cucina.

Può cominciare da un vecchio tessuto.

Da una scatola.

Da un filo.

Da un colore.

Da qualcosa che avevamo smesso di guardare.

Quando le mani tornano a parlare

Le mani hanno una relazione molto stretta con il nostro cervello. Ogni attività manuale richiede coordinazione, attenzione, scelta e una sequenza di movimenti. Quando cuciamo, tagliamo, incolliamo, dipingiamo o modelliamo, percezione e movimento lavorano insieme.

Il gesto manuale porta con sé una particolare forma di presenza.

Mentre lavoriamo possiamo accorgerci della consistenza di una superficie, della pressione delle dita, della precisione necessaria per infilare un ago, della quantità di colore sul pennello. Sono sensazioni semplici, ma ci riportano al corpo.

E forse oggi, in una vita sempre più veloce e digitale, tornare a fare qualcosa con le mani può avere un significato ancora più profondo.

Le mani diventano un ponte tra ciò che immaginiamo e ciò che riusciamo a rendere concreto.

Prima c’è un’idea. Poi arriva il gesto. E lentamente l’idea prende forma.

Quando le parole arrivano dopo

La psicologia umanistica ha attribuito grande importanza alla capacità della persona di esprimersi, scegliere, creare e sviluppare le proprie potenzialità. Carl Rogers ha posto al centro la persona e la possibilità di evolvere all’interno di una relazione fondata sull’ascolto, sull’accoglienza e sulla libertà di espressione.

La creatività può inserirsi proprio in questo movimento.

Quando una persona disegna, dipinge, modella, cuce, compone o trasforma un oggetto, qualcosa passa attraverso le mani. Un’idea prende forma. Un’emozione può trovare un linguaggio diverso dalle parole. Un’immagine interiore può diventare visibile.

A volte le parole arrivano dopo.

Prima c’è il gesto.

All’interno di un percorso di counseling, un’attività creativa può diventare uno strumento di esplorazione. Il counselor può accompagnare la persona a sperimentare linguaggi differenti, favorendo l’ascolto di ciò che emerge attraverso il gesto, l’immagine, il colore, la materia o la trasformazione.

E possono nascere domande:

Che cosa sento mentre creo?

Che cosa mi piace di ciò che sto facendo?

Dove mi blocco?

Che cosa accade quando qualcosa non viene come avevo immaginato?

Che cosa scelgo di cambiare?

La creatività diventa così uno spazio nel quale possiamo osservare noi stessi attraverso ciò che stiamo facendo.

L’arte come terapia alla portata di tutti

È qui che, a mio avviso, l’arte rivela una delle sue possibilità più preziose.

Può diventare una forma di terapia alla portata di tutti.

Possiamo incontrarla davanti a un quadro, ascoltando una musica, osservando una fotografia, lasciandoci coinvolgere da una rappresentazione teatrale. Possiamo trovarla nella strada, nella street art, nella danza, nella scrittura.

E possiamo crearla.

Possiamo cucire, dipingere, modellare, fotografare, decorare, ricamare, trasformare.

L’arte può diventare uno spazio nel quale esprimere ciò che siamo, dare forma a ciò che sentiamo e incontrare parti di noi che nella vita quotidiana rimangono spesso silenziose.

Le ricerche neuroscientifiche e gli studi più recenti sull’arteterapia stanno mostrando sempre più interesse verso il rapporto tra pratiche artistiche, cervello, emozioni e benessere psicologico.

Ma forse possiamo partire anche da qualcosa di molto più semplice.

Da un gesto.

Da un colore.

Da un pezzo di stoffa.

Da un oggetto che stavamo per buttare.

Da una musica che ci emoziona.

E se l’artigiano dentro di noi avesse ancora qualcosa da dire?

Forse l’arte comincia molto prima dell’opera finita.

Comincia quando ci fermiamo davanti a qualcosa.

Quando un colore ci incuriosisce.

Quando una musica ci attraversa.

Quando osserviamo un oggetto destinato allo scarto e improvvisamente riusciamo a immaginare che possa diventare altro.

Comincia quando prendiamo ago e filo e proviamo a cucire, anche senza sapere esattamente quale sarà il risultato.

Comincia quando un pezzo di stoffa, una scatola, un mobile o un materiale raccolto durante una passeggiata smette di essere semplicemente ciò che è e diventa una possibilità.

Forse è questo che fa l’artigiano che vive dentro di noi: guarda la materia e intravede qualcosa che ancora non c’è.

E allora possiamo ascoltare quella parte.

Prendere qualcosa che abbiamo già.

Un vecchio tessuto.
Una scatola.
Un oggetto dimenticato.
Un ago e un filo.
Un pennello.

E cominciare.

Che cosa potrebbe diventare?

Che cosa potrebbero creare oggi le tue mani?

E che cosa potresti scoprire di te mentre lo stai creando?

gaobi

🌿 Se vuoi, possiamo continuare il viaggio

Se questo articolo ti ha lasciato qualcosa, puoi ricevere di tanto in tanto le novità di Infinito Benessere direttamente nella tua email.

Pensieri, approfondimenti e Il Sabato dell’Accorgersi, senza riempire la casella di posta.

Solo quando c’è qualcosa da raccontare.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *