I 5 principi dello Yoga: un percorso dalla pratica alla trasformazione
Quando pensiamo allo Yoga, spesso immaginiamo un insieme di asana, il respiro, la meditazione, un corpo che si muove lentamente e poi si ferma. Ma dietro una pratica Yoga c’è qualcosa di più sottile: un modo di procedere.
Una posizione può prepararne un’altra. Un movimento può condurci verso l’immobilità. Un momento di intensità può avere bisogno di una pausa. E ciò che accade durante la pratica può continuare a lavorare dentro di noi anche quando siamo già scesi dal tappetino.
Questa visione mi ha colpita particolarmente attraverso il lavoro di Mark Stephens, autore di Yoga – Le Sequenze, un testo che considero prezioso per la capacità di osservare la pratica dello Yoga nella sua struttura, nella sua logica e nella sua possibilità di adattarsi alla persona.
Stephens dedica il suo lavoro alla costruzione delle sequenze Yoga e mostra come una pratica possa essere organizzata seguendo principi capaci di accompagnare il corpo e la mente attraverso un percorso progressivo. Tra questi individua cinque principi fondamentali: passare dal semplice al complesso, dall’esplorazione dinamica all’immobilità, coltivare l’equilibrio energetico, integrare gli effetti delle azioni e lavorare a una trasformazione sostenibile di sé.
![]() |
Ideare e praticare lezioni di Yoga che trasformano
€ 37,90
|
Leggendoli, mi sono sembrati molto più di semplici indicazioni per costruire una sequenza.
Mi sono sembrati cinque modi per osservare lo Yoga.
E forse anche cinque modi per osservare noi stessi.
I cinque principi dello Yoga
1. Dal semplice al complesso
Ogni pratica ha un punto di partenza. Ma cosa significa davvero procedere per gradi e lasciare che la complessità nasca da ciò che abbiamo imparato ad ascoltare?
Dietro questo principio si apre una riflessione sulla gradualità, sulla preparazione e sul modo in cui il corpo incontra ciò che ancora non conosce.
Nel prossimo articolo entreremo proprio qui.
2. Dall’esplorazione dinamica all’immobilità
Ci muoviamo per conoscere il corpo, poi arriva il momento di fermarci.
Che cosa possiamo scoprire quando il movimento lascia spazio alla quiete?
L’immobilità può diventare un’esperienza intensa di ascolto, nella quale il corpo apparentemente fermo continua a raccontarci qualcosa.
3. Coltivare l’equilibrio energetico
Ogni pratica ha una qualità energetica.
Possiamo attivare, espandere, raccogliere, rallentare. Possiamo sentire il bisogno di maggiore vitalità oppure di maggiore quiete.
Come possiamo accorgerci di ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento?
4. Integrare gli effetti delle azioni
Anche ciò che accade dopo un’asana fa parte della pratica.
Cosa succede quando, invece di passare immediatamente al movimento successivo, ci fermiamo ad ascoltare ciò che è rimasto?
Forse l’esperienza dello Yoga comprende anche questo spazio: fare, fermarsi, percepire.
5. Lavorare a una trasformazione sostenibile di sé
Lo Yoga è un percorso nel tempo.
La trasformazione può nascere dalla continuità, dall’ascolto e da piccoli cambiamenti che diventano progressivamente parte di noi.
Ma che cosa significa trasformarsi senza perdere il contatto con ciò che siamo?
È forse la domanda più ampia che accompagna l’intero percorso.
Cinque principi, un unico viaggio
Guardati insieme, questi cinque principi disegnano una direzione:
dal semplice al complesso,
dal movimento all’immobilità,
dall’energia all’equilibrio,
dall’azione all’integrazione,
dalla pratica alla trasformazione.
È questa visione di insieme che ho trovato particolarmente affascinante nel lavoro di Mark Stephens.
Il suo libro mi ha fatto osservare le sequenze Yoga con occhi diversi. Dietro una successione di asana può esistere una vera architettura: ogni momento prepara qualcosa, ogni passaggio può avere una funzione, ogni pausa può permettere di assimilare ciò che è accaduto.
E proprio per questo ho scelto di dedicare a questi cinque principi una piccola serie di articoli.
Non per attraversarli rapidamente tutti insieme, ma per fermarci su ciascuno.
Perché quando osserviamo qualcosa più lentamente, spesso iniziamo a vedere ciò che prima ci sfuggiva.
Dal tappetino alla vita
Forse è anche questo uno degli aspetti dello Yoga che mi affascina maggiormente.
Un principio nato per accompagnare la costruzione di una pratica può diventare una domanda da portare con noi.
Sto costruendo dalle basi o voglio arrivare subito alla complessità?
So fermarmi dopo essermi mosso?
Riconosco l’energia che ho in questo momento?
Lascio spazio a ciò che ho appena vissuto?
La trasformazione che desidero è sostenibile per me?
Sono domande che non hanno bisogno di una risposta immediata.
Possiamo semplicemente lasciarle lavorare dentro di noi.
Nei prossimi cinque articoli prenderemo un principio alla volta. Cominceremo dal primo: dal semplice al complesso.
E forse scopriremo che anche una pratica apparentemente semplice può contenere molta più profondità di quanto immaginiamo.
gaobi
🌿 Se vuoi, possiamo continuare il viaggio
Se questo articolo ti ha lasciato qualcosa, puoi ricevere di tanto in tanto le novità di Infinito Benessere direttamente nella tua email.
Pensieri, approfondimenti e Il Sabato dell’Accorgersi, senza riempire la casella di posta.
Solo quando c’è qualcosa da raccontare.



