Arteterapia: il gioco dello scarabocchio, creare senza sapere cosa nascerà

Quando pensiamo all’arte, spesso pensiamo alla tecnica. Saper disegnare, dipingere, comporre, avere fantasia. Ma esiste un modo di avvicinarsi alla creatività nel quale la tecnica perde importanza e rimane l’esperienza.

Un foglio bianco e una matita possono essere sufficienti.

Lo scarabocchio può diventare un piccolo esperimento di arteterapia proprio perché parte da una condizione particolare: non sapere quale sarà il risultato.

L’unica regola è non immaginare l’opera

Si comincia con un segno qualsiasi.

La mano si muove e la linea prende una direzione. Poi può cambiare, interrompersi, sovrapporsi ad altre linee, creare forme. Il disegno cresce senza un progetto prestabilito.

L’unica regola è questa: non decidere prima che cosa dovrà comparire sul foglio.

È proprio qui che il gioco diventa interessante.

Siamo abituati a partire da un’intenzione e a orientare ciò che facciamo verso un risultato. In questo caso accade il contrario: il risultato rimane aperto e viene scoperto soltanto alla fine.

Non c’è un soggetto da rappresentare e nemmeno un modello da imitare. C’è un gesto che procede e una forma che lentamente prende vita.

Creare liberamente

Lasciare aperto il risultato può far emergere un rapporto diverso con il controllo.

All’inizio potremmo cercare inconsapevolmente di dare una direzione al disegno. Poi una linea può portarci altrove. Una forma può suggerirne un’altra. Il foglio può prendere una direzione completamente diversa da quella che avremmo immaginato.

Ed è proprio questo il punto dell’esperimento.

Che cosa succede quando smettiamo, per qualche minuto, di sapere dove vogliamo arrivare?

Non serve interpretare lo scarabocchio secondo significati prestabiliti. È più interessante osservare l’esperienza: il modo in cui ci rapportiamo al gesto, all’incertezza, all’imprevisto e al risultato.

La sorpresa arriva alla fine

Quando il disegno è concluso, lo si guarda.

Solo allora appare l’opera.

Può essere astratta, può contenere forme riconoscibili oppure può sembrare semplicemente un intreccio di linee. Può piacere oppure lasciare indifferenti.

La cosa interessante è che quell’immagine non era presente nella mente quando abbiamo iniziato.

È nata attraverso il processo.

E questo può diventare un piccolo esercizio di osservazione di sé: creare qualcosa senza averlo progettato e poi incontrarlo come qualcosa di nuovo.

L’arte come spazio libero

Forse è proprio questo che rende lo scarabocchio interessante anche per chi pensa di non avere alcuna predisposizione artistica.

Non serve dimostrare di saper fare qualcosa.

Non serve produrre un’opera bella.

Non serve nemmeno dare un significato a ciò che appare.

C’è semplicemente uno spazio vuoto, un gesto e qualcosa che lentamente prende forma.

L’arte, in questo caso, diventa esperienza prima ancora di diventare risultato.

E forse la domanda più interessante arriva proprio alla fine:

che cosa ho scoperto di me creando qualcosa che non sapevo di voler creare?

Questa, più che la bellezza dello scarabocchio, è la parte che vale la pena osservare.

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