Quando le scarpe non ci stanno più: accorgersi che è arrivato il momento di cambiare
Ci sono momenti nella vita in cui ritrovare il benessere significa soprattutto una cosa: essere disponibili al cambiamento.
Me ne accorgo spesso quando qualcuno si rivolge a me per una consulenza. La domanda sembra essere: «Cosa posso fare per stare bene?». Ma, andando più in profondità, a volte emerge una richiesta diversa: «Come posso stare bene continuando a vivere esattamente come ho sempre vissuto?».
È una differenza importante.
Perché il nostro organismo cambia, le nostre esigenze cambiano, le nostre abitudini possono smettere di essere adatte a noi. Eppure spesso cerchiamo una soluzione che ci permetta di mantenere tutto uguale.
Mi viene in mente un’immagine molto semplice.
Quando i piedi crescono
Immaginiamo di avere un paio di scarpe che abbiamo sempre amato. Le abbiamo indossate per anni, ci siamo affezionati e continuiamo a volerle portare.
Poi, lentamente, i nostri piedi sono cresciuti.
Le scarpe sono diventate strette. Ci fanno male, ci comprimono, ci impediscono di camminare comodamente.
A quel punto possiamo cercare qualcuno che ci aiuti a eliminare il dolore ai piedi. Possiamo mettere un cerotto, utilizzare qualcosa che attenui il fastidio, cercare un rimedio che ci permetta di continuare a camminare con quelle stesse scarpe.
Ma c’è una soluzione ancora più semplice: cambiare scarpe.
Non perché quelle vecchie siano necessariamente sbagliate. Semplicemente, non sono più adatte ai nostri piedi.
E se i piedi sono cambiati, continuare a costringerli dentro la stessa scarpa significa chiedere loro di adattarsi a qualcosa che ormai non corrisponde più alla loro forma.
A volte nella vita accade qualcosa di molto simile.
Il corpo ci chiede un cambiamento
Il corpo comunica attraverso molti segnali. Dolore, stanchezza, difficoltà digestive, alterazioni del peso, problemi intestinali o altri disturbi possono diventare occasioni per fermarsi e osservare le proprie abitudini.
Naturalmente ogni sintomo merita la giusta attenzione e, quando necessario, una valutazione medica. Un farmaco può essere utile, necessario e appropriato. Ma quando il problema è legato anche allo stile di vita, limitarsi a spegnere il segnale può lasciare intatta la situazione che lo ha generato.
È qui che, nel mio lavoro, incontro spesso una difficoltà: la persona desidera il risultato del cambiamento, ma fatica ad accettare il cambiamento necessario per arrivarci.
Vorremmo sentirci meglio continuando a mangiare nello stesso modo, dormendo allo stesso modo, muovendoci poco, mantenendo gli stessi ritmi e le stesse abitudini.
È un po’ come voler continuare a indossare quelle scarpe.
Il peso e la ricerca della scorciatoia
Pensiamo, per esempio, al sovrappeso.
Una persona può desiderare di perdere peso e contemporaneamente cercare una soluzione che le permetta di mantenere inalterate alimentazione, movimento e abitudini quotidiane.
Ma il corpo ha bisogno di condizioni diverse per cambiare.
Non esiste soltanto ciò che possiamo assumere per ottenere un determinato risultato. Esistono anche ciò che mangiamo ogni giorno, quanto ci muoviamo, come dormiamo, come organizziamo le nostre giornate e il rapporto che abbiamo con il cibo.
Il cambiamento può richiedere impegno, ma proprio quell’impegno può diventare parte del percorso verso un nuovo equilibrio.
La cellulite e il corpo che chiede movimento
Un altro esempio riguarda la cellulite.
Un massaggio può essere piacevole e può rappresentare un momento di cura del corpo. Ma se desideriamo modificare realmente le condizioni che favoriscono un determinato inestetismo, possiamo chiederci anche quanto movimento facciamo ogni giorno, come mangiamo e quali abitudini accompagnano la nostra vita.
Il massaggio può essere una parte del percorso.
Non può sostituire tutto il percorso.
A volte cerchiamo fuori di noi qualcosa che dovrebbe diventare anche una nostra pratica quotidiana.
Quando l’intestino chiede attenzione
Lo stesso può accadere con la regolarità intestinale.
Di fronte alla difficoltà a evacuare, può sembrare più semplice ricorrere ogni giorno a uno stimolante piuttosto che fermarsi a osservare alimentazione, idratazione, movimento, ritmi e abitudini intestinali.
Anche in questo caso il rimedio può avere una sua funzione e alcune situazioni richiedono un confronto con il medico.
Ma possiamo porci una domanda diversa:
che cosa sta chiedendo il mio corpo di cambiare?
È una domanda che apre una porta completamente diversa.
Cambiare scarpe non significa cambiare se stessi
Forse il cambiamento ci spaventa perché lo interpretiamo come una rinuncia.
Cambiare alimentazione può sembrare una privazione. Iniziare a muoversi può sembrare una fatica. Modificare un’abitudine può creare disagio.
Ma cambiare scarpe non significa rinunciare ai propri piedi.
Significa accoglierli per come sono diventati.
Ed è questa l’immagine che trovo più bella.
Possiamo crescere. Possiamo attraversare fasi diverse della vita. Possiamo scoprire che ciò che un tempo funzionava oggi ci sta stretto.
Accorgersene non significa aver sbagliato.
Significa essere pronti a scegliere qualcosa di più adatto a noi.
Il vero cambiamento comincia dall’accorgersi
Nel mio lavoro non penso che il benessere consista nel trovare continuamente qualcosa da aggiungere alla nostra vita: un integratore, un prodotto, un trattamento, un rimedio.
A volte il primo passo è molto più semplice.
Accorgersi di ciò che non ci sta più.
Accorgersi che quell’alimentazione apparteneva a un’altra fase della nostra vita. Che quelle abitudini non accompagnano più il nostro corpo. Che abbiamo bisogno di più movimento, di un ritmo diverso, di un’alimentazione più adatta, di maggiore ascolto.
E allora possiamo smettere di cercare soltanto il modo per continuare a indossare quelle vecchie scarpe.
Possiamo semplicemente sceglierne un paio nuove.
Comode. Accoglienti. Adatte ai nostri piedi di oggi.
Perché forse il benessere non arriva quando impariamo a sopportare meglio ciò che ci fa male.
Forse, qualche volta, comincia proprio quando ci accorgiamo che è arrivato il momento di cambiare.
gaobi
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